La fabbrica nata nel 1913 da Paolo Stramezzi e Mario Marazzi si specializzò, fin da subito,nella produzione di laminati .
l'azienda ha cessato l'attività nel 1996 e sull'area è inizata la fase di demolizione nel 2021.
La Ferriera di Crema non era un semplice laminatoio, ma un complesso siderurgico integrato (sebbene su scala ridotta rispetto ai giganti come Taranto o Terni).
Per iniziare la propria attività, la società utilizza gli impianti appartenuti ad una ditta per la fabbricazione di chiodi e ferri da cavallo fondata nel 1893 da Ferdinando Borella e dal 1910 di proprietà del nobile Giuseppe Vailati
L’azienda, grazie alle commesse militari, raggiunse una produzione giornaliera di laminati pari a circa 300 quintali.
Tra il 1924 e il 1928 è avviata la costruzione della sezione di bulloneria e di due grandi laminatoi.
Nel dicembre 1955 l'impresa è incorporata nella «Fiamma compagnia spa», società con sede a Milano costituita quattro anni prima dalle stesse famiglie Stramezzi e Marazzi
Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta uno dei fulcri dell’attività aziendale è rappresentata dalla bulloneria, il cui reparto viene però chiuso alla fine del decennio Settanta
Il Ciclo del Rottame: La fabbrica era specializzata nella rifusione del rottame ferroso. Utilizzava forni elettrici ad arco per fondere il metallo, che veniva poi colato in lingotti o billette.
Laminazione a Caldo: Il cuore tecnico era il reparto laminazione, dove le billette roventi passavano attraverso rulli a pressione per assumere la forma desiderata.
Tecnicamente, l'impianto era caratterizzato da un forte consumo energetico e da emissioni (fumi e polveri) che, con l'espansione urbana della città, divennero un tema critico per la convivenza con il quartiere circostante.
Negli anni d'oro (anni 60) lo stabilimento dava lavoro a circa 1500 dipendenti.
I prodotti sviluppati nello stabilimenti erano:
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