L'edificio venne realizzato verso la fine del 1800. L’opificio comprendeva la filatura sulla riva destra del Lambro (Ponte Albiate). Siamo nei pressi del paese chiamato Triuggio.
L'industriale Galeazzo Viganò creo una fabbrica tessile che, nel periodo d'oro diede lavoro a circa 1400 persone.
Dopo aver duramente lavorato come dipendente (in realtà era stato direttore della Manifattura Caprotti, la stessa famiglia Caprotti che anni dopo inventò l'Esselunga) e dopo aver messo da parte un pò di denaro tale Galeazzo fondo nei pressi del fiume Lambro una piccofa fabbrichetta tessile.
Decenni dopo, con la fabbrica maggiormente automatizza (con le macchine e la tecnologia più avanzata dell'epoca) vennero acquistat due nuovi mulini per fare muovere le macchine.
Nei primi anni del 900 l'azienda si espanse. Nel 1916 la ditta dovettè fare i conti con l'impennata dei prezzi dell'energia elettrica. Per risolvere questo problema decise di muoversi in autonomia.
Questo fatto fu una svolta fondamentale per la compagnia. Infatti, il fondatore decise di “accettare la proposta di subentrare nei diritti dell’ingegnere Giuseppe Gmür che prevedeva la costruzione di una diga alla Piana del Gleno sul torrente Povo (la tristemente famosa diga del Gleno).
La fortuna della famiglia Viganò subì un duro colpo nel 1923, quando crollò la diga del Gleno causando la morte di circa 500 persone. Dopo il Vajont è considerata la più grande tragedia italiana per quanto riguarda gli impianti idroelettrici.
Virgilio Viganò, fratello di Michelangelo Viganò (morto nel 1918) (entrambi erano i figli del fondatore dell'azienda), era il titolare della diga e direttore dei lavori: fu condannato per questo a 3 anni e 4 mesi di reclusione (pena poi scontata a 2 anni).
Virgilio mori nel 1928 e l'azienda venne messa in liquidazione.
Foto scattate dal'esterno (finestre prive di vetri ma chiuse con griglie di ferro arruginite).