Straordinario esempio di archeologia industriale ben conservato e perfettamente recuperato per fini accademici. Con l'evoluzione delle normative e dell'urbanistica, la struttura perse la sua funzione originaria nella seconda metà del '900, andando incontro a un periodo di abbandono.
Di seguito alcune foto:
Dopo decenni di attività, la struttura venne dismessa nella seconda metà del Novecento, restando in stato di abbandono fino alla decisione di riconvertirla in sede universitaria nei primi anni 2000..
l'Ex Macello di Piacenza era una vera e propria "fabbrica della carne", organizzata con una logica quasi Fordista (catena di montaggio) per l'epoca.
Il complesso era diviso in padiglioni specifici per tipologia di animale, ognuno con la propria linea di lavorazione.
Bovini e Suini: Erano le linee principali. La produzione non si limitava all'abbattimento, ma comprendeva la sezionatura delle carcasse per la distribuzione ai macellai della città.
Tripperia: Un'area specifica era dedicata alla lavorazione delle interiora (le "frattaglie"), che richiedevano molta acqua e trattamenti termici particolari.
Il macello alimentava diverse micro-filiere industriali locali come, per esempio, la conceria. Qui le pelli venivano trattate e preparate per essere inviate alle industrie del cuoio.
Il grasso animale (sego) veniva raccolto e fuso per produrre candele, saponi o grassi industriali.
Gli scarti non edibili e le ossa venivano macinati e lavorati per l'agricoltura o l'allevamento.
La produzione richiedeva enormi quantità d'acqua per la pulizia costante dei canali di scolo fondamentale per evitare epidemie
Con l'evoluzione tecnologica, furono introdotte le ghiacciaie e poi le celle frigorifere industriali, che permettevano di stoccare la carne e non solo di lavorarla "al momento".