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Cartolina (collezione privata)



La ditta di Giuseppe Candiani


Bovisa, anno 1882. Un imprenditore milanese di nome Giuseppe Candiani realizzò il suo nuovo ed innovativo stabilimento chimico per la produzione di acido solforico.


BREVE INTRODUZIONE:


L'acido solforico riveste una importanza cruciale per svariati settori produttivi. L'industria degli acidi prese piede dalla seconda metà dell'800.

Prima in Europa e poi in Italia viene introdotta la tecnologia chiamata: processo a camere di piombo per la produzione di acido solforico.

In particolare l'acido solforico diventa la base per i coloranti nel tessile, nella metallurgia, per i concimi, eccetera.

Una figura di spicco in questo ambito fu Giuseppe Candiani.



Giuseppe Candiani nacque a Milano in data 8 Aprile 1830. Si laureò in chimica industriale a Pavia nel 1856. Appena laureato apri una minuscola fabbrichetta che, con l'aiuto di un operaio, si occupò di fabbricare coloranti minerali necessari soprattutto per la tintura della lana e della seta, di cui aveva notato l'arretratezza. Nel 1870 divenne socio della sua azienda un altro chimico italiano pioniere della chimica italiana di quegli anni: Antonio Biffi, suo cognato.

I due rimasero soci fino al 1882. Successivamente Candiani si recò in Bovisa per realizzare il suo nuovo stabilimento, mentre Biffi si spostà verso la zona "Tortona" costruendo uno stabilimento per produrre acidi minerali e solfato di rame.

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Immagine presa da Wikipedia e di dominio pubblico


Giuseppe Candiani quindi non solo fu un pioniere della chimica industriale italiana, ma con il suo stabilimento a Bovisa, contribuì a trasformare radicalmente un’area agricola in un polo produttivo, con conseguenze socio-economiche rilevanti per Milano e l’industria italiana.

Candiani comprese che lo sviluppo economico del Paese dipendeva dalla produzione interna di materie prime industriali, in particolare l'acido solforico, allora definito "il termometro dell'industria" per la sua onnipresenza nei processi produttivi.

Nel 1882, Candiani scelse la Bovisa per impiantare la sua fabbrica. La scelta fu dettata dal fatto che il quartiere era allora periferico e quindi offriva ampi spazi a costi contenuti. Inoltre, un fattore decisivo lo ebbe la realizzazione delle linee ferroviarie del nord.


IL PROCESSO PRODUTTIVO:


La produzione di acido solforico (Formula chimica: H₂SO₄) ai tempi di Candiani (quindi stiamo parlando del 1800) utilizzava un processo ormai classico detto “camere di piombo” (lead chamber process).

Questo processo fu la base della chimica industriale fino ai primi decenni del 1900 quando fu progressivamente sostituito da un metodo chiamato processo di contatto che risultò più efficiente.

Tutto parte dalla pirite, minierale con interessanti caratteristiche. Chiamato anche “oro degli sciocchi” per il suo aspetto brillante simile all’oro.

Possiede la seguente formula chimica: FeS₂ (disolfuro di ferro). Contiene, quindi, ferro (Fe) e zolfo (S). Di colore giallo/dorato ha una lucentezza metallica brillante.


Il minerale di pirite veniva caricato in appositi forni dove, a temperature elevate ed in presenza di aria, la pirite si ossidava liberando anidride solforosa (Formula chimica: SO₂).

L'anidride solforosa è un gas che veniva poi convogliato nelle camere di piombo per produrre l’acido solforico.

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Attenzione: l’anidride solforosa (SO₂) veniva ossidata ad acido solforico (Formula chimica: H₂SO₄) tramite una serie di passaggi in camere chiuse rivestite di piombo.

In particolare la seguente reazione chimica mostra, per l'appunto, l'ossidazione dell'anedride solforosa.

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Sorge spontanea una domanda. Ma perchè le camere erano rivestire di Piombo? Semplice...Le camere erano rivestite di piombo per proteggere la struttura dalla corrosione

La reazione era molto corrosiva. Se la camera fosse stata fatta di ferro o mattoni senza protezione, si sarebbe logorata molto rapidamente.

Il piombo resiste all’acido solforico diluito e quindi le camere potevano durare anni senza essere corrose, rendendo il processo economico e stabile.

Vediamo come funzionano le camere a piombo...L’SO₂ viene fatto entrare in grandi camere rivestite di piombo, insieme a aria (ossigeno) e acqua.

La camera è riempita anche di vapore acqueo per favorire la reazione. Il processo è lento...Il risultato è acido solforico diluito (circa 15%) che si raccoglie sul fondo della camera.


I forni usati nella ditta Candiani erano principalmente forni Perrel e Maletra.

I forni pirite erano fondamentali perché permettevano di trasformare una materia prima solida abbondante (FeS₂) in SO₂ gassoso, necessario come precursore per produrre acido solforico industriale.

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Parte dell’acido diluito viene ricircolato nelle torri di Glover per preconcentrare l’acido prima di tornare nelle camere. L'introduzione della torre di Glover è fondamentale per ottimizzare il processo produttivo.

La torre di Glover fu inventata da un chimico inglese: John Glover. A lato viene mostrato uno schematico della torre di Glover.

Lo scopo della torre di Glover è quello di ottimizzare l'energia di processo ed aumentare l’efficienza riducendo la perdita di SO₂.

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L’acido prodotto nelle camere può essere ulteriormente concentrato in torri di Gay-Lussac o tramite evaporazione per arrivare fino al 98% di H₂SO₄.

Una torre di Gay-Lussac è una torre di assorbimento usata nell'industria chimica (specialmente per l'acido solforico) per recuperare gas preziosi come gli ossidi di azoto, migliorando i processi e riducendo gli sprechi.

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Lo stabilimento di Giuseppe Candiani era dotato, nei reparti di arrostimento della pirite di forni tipo "Peret" con 16 bocche e due forni tipo "Maletra" da 42 e 56 bocche rispettivamente. Le bocche altro non sono che aperture praticate nella parete del forno per poter caricare il materiale e gestirlo durante il processo di combustione.

Pertanto, nello stabilimento di Candiani si usavano tre tipi principali di forni per pirite (uno tipo Peret e due tipo Maletra), con bocche multiple per ogni forno per permettere la carica e scarica continue del minerale e una combustione regolare necessaria per generare SO₂ per le camere a piombo


Il forno Peret risulta essere il forno più antico e possiede le seguenti caratteristiche: struttura esterna in muratura, tiraggio naturale, pirite disposta su livelli (piani), e la medesima viene caricata solitamente dall'alto manualmente. L'aria entra naturalmente. La pirite brucia lentamente. Il SO₂ sale ed è convogliato alle camere a piombo. Le ceneri cadono verso il basso.


Nello schema a lato viene mostrato un classico esempio di forno Peret con relativo principio di base del funzionamento.

Va considerato che, all'epoca non esistevano sensori elettronici e componentistica elettromeccanica. Pertanto la supervisione del processo era manuale.

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Il forno Maletra è più moderno ed efficiente. Possiede una struttura verticale più alta che consente una migliore distribuzione dell'aria ed una maggiore superficie di reazione. In un forno di questo tipo, la pirite veniva caricata in più punti. Qui la pirite bruciava in modo più completo e si aveva una produzione più costante di SO₂. Inoltre era possibile controllare meglio anche la temperatura di combustione.

Giuseppe Candiani (XIX secolo) operò in un periodo in cui la Lombardia era uno dei principali poli italiani della prima chimica industriale, soprattutto per:


  • produzione di acido solforico
  • soda, concimi, coloranti
  • applicazioni tessili e metallurgiche

  • La Candiani non si fermò alle camere di piombo. Fu tra le prime in Italia a sperimentare il processo a contatto, una tecnologia più moderna che permetteva di ottenere acido solforico ad altissima concentrazione (oleum), essenziale per l'industria dei coloranti e degli esplosivi.

    Il processo a contatto è il metodo industriale moderno e più efficiente per produrre acido solforico. A differenza del vecchio metodo delle "camere di piombo", permette di ottenere acido molto puro e altamente concentrato (fino al 98-99% o sotto forma di oleum).


    Tra breve verrà spiegato cosa è l'oleum. Si parte bruciando lo zolfo elementare (solido) in presenza di aria oppure arrostendo minerali solforati come la pirite. Il gas ottenuto deve essere accuratamente purificato per rimuovere polveri e tracce di arsenico, che potrebbero "avvelenare" (disattivare) il catalizzatore nelle fasi successive.


    Per essere più sintetici, lo zolfo brucia con l'ossigeno dell'aria e crea un gas pungente chiamato anidride solforosa. Quindi: Zolfo + Aria =anedride solforosa

    Questo gas deve rinforzarsi. Quindi, lo si fa passare sopra un materiale speciale chiamato catalizzatore (spesso fatto di Vanadio).Quando il gas tocca questo materiale, "scatta" una scintilla chimica: il gas cattura altro ossigeno e diventa anidride solforica più forte. Questo passaggio avviene nel reattore a contatto.


    Una volta ottenuto il gas finale, non è possibile mescolarlo con l'acqua perché esploderebbe. Pertanto, si mescola questo gas con un po' di acido solforico.

    Insieme formano un liquido denso chiamato Oleum. Infine, si aggiunge un po' d'acqua all'Oleum per ottenere l'acido solforico finito, puro e concentrato.


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    Lo stabilimento Candiani ebbe varie linee produttive. Le principali linee produttive erano:


  • Acido Solforico (Il prodotto principale) -> Serviva per quasi ogni processo industriale del tempo (tessile, metallurgico, chimico). Inizialmente vennere usate le camere a Piombo e successivamente venne implementato il processo "a contatto", che permetteva di produrre l'Oleum (acido solforico fumante), essenziale per la produzione di coloranti sintetici ed esplosivi.
  • Concimi Chimici (Per l'agricoltura) -> In particolare venne prodotto perfosfato, ottenuto trattando le fosforiti con acido solforico per renderle solubili e assimilabili dalle piante. Questa linea fu così importante da portare poi alla fusione che diede vita all'Unione Concimi.
  • Acidi Forti e Sostanze Inorganiche->In particolare si produceva Acido Nitrico. Era un componente chiave per la produzione di dinamite e altri esplosivi. Inoltre veniva prodotto anche acido cloridrico.
  • Solfati e sali -> L'azienda sfruttava le reazioni acide per produrre sali metallici utilizzati in vari settori come, per esempio, il solfato di rame usato in agricoltura o il solfato di ferro usato nel settore della conceria delle pelli.
  • Linea bellica -> La produzione di acidi ad alta concentrazione rendeva la fabbrica una fornitrice strategica di materie prime per esplosivi (nitroglicerina, fulmicotone). Dopo la fusione del 1899 nella SIPE (Società Italiana Prodotti Esplodenti), questa linea divenne preminente durante i conflitti bellici.

  • LA LOGISTICA:


    La dimensione dello stabilimenti era notevole....decine di migliaia di metri quadri. Le Camere di Piombo: Erano strutture monumentali. Si trattava di enormi camere di piombo, alte come palazzi di 3 o 4 piani e lunghe decine di metri.

    Lo stabilimento ne ospitava diverse batterie. Capacità: Nel 1885, a soli tre anni dall'apertura, la produzione di acido solforico in Italia era di circa 40.000 tonnellate all'anno, e lo stabilimento Candiani della Bovisa era uno dei principali produttori. Era uno degli impianti più grandi e complessi del Sud Europa nel suo settore specifico (chimica industriale).

    Tale stabilimento era così complesso che comprendeva, al suo interno:

  • Officine interne per la manutenzione.
  • Laboratori di ricerca chimica all'avanguardia.
  • Magazzini per le materie prime (piriti).
  • Raccordi ferroviari privati che entravano direttamente nel perimetro aziendale.

  • E' bene precisare che all'interno di questo perimetro rettangolare, gli spazi erano divisi in tre fasce funzionali parallele:

  • Fascia Logistica (Adiacente alla ferrovia): Una striscia lunga e stretta occupata dai binari morti del raccordo privato e dai depositi di pirite.

    Il minerale veniva scaricato e accumulato subito all'interno del muro di cinta.

  • Fascia Produttiva (Il centro del rettangolo): Era la zona più ampia. Qui erano allineate le batterie di forni e le Camere di Piombo.

    La loro disposizione rettilinea permetteva ai gas di scorrere da un'unità all'altra in modo lineare, riducendo le perdite di pressione.

  • La fascia Amministrativa (Verso la strada (Via Bovisasca)): Una fascia più "pulita" dove sorgevano i laboratori chimici, i magazzini del prodotto finito, protetta dal rumore degli impianti dalla massa degli uffici stessi.


  • LA FINE DELLA FABBRICA:


    Nel 1920 La ditta Candiani con altre ditte come la ditta Vogel si fusero insieme alla Montecatini creando il famoso colosso della chimica italiano conosciuto in tutto il mondo.

    Per essere più precisi, Giuseppe Candiani capì presto che per competere a livello internazionale e sostenere l'agricoltura italiana (che necessitava di fertilizzanti derivati dall'acido solforico)

    bisognava unire le forze. Nel 1899, la Candiani si fuse con la ditta Sclopis di Torino (un altro gigante della chimica piemontese) e altre realtà minori (con la SIPE che ne gestiva il ramo esplosivi).

    Insieme fondarono l'Unione Italiana Concimi (UIC). Da questo momento, l'azienda cessò di essere una realtà familiare indipendente per diventare parte di una grande società per azioni.


    Lo stabilimento della Bovisa nel 1920 divenne una delle unità produttive della Montecatini.Sotto la nuova proprietà, il sito continuò a produrre acidi e derivati, ma i processi vennero modernizzati e la ricerca si spostò verso i nuovi brevetti di Giacomo Fauser (ingegnere chimico di fama internazionale) per l'ammoniaca sintetica.

    Negli anni '60 e '70, con la crisi della chimica tradizionale e la nascita della Montedison (fusione tra Montecatini ed Edison), molti siti storici vennero dismessi.

    Lo stabilimento Candiani della Bovisa venne progressivamente svuotato e infine chiuso definitivamente verso la fine degli anni '70.



    CURIOSITA':


    Lo stabilimento Candiani fu assoluto protagonista in Bovisa. Grazie a tale stabilimento si riuscì ad attirare altre industrie, trasformando un borgo agricolo nel polo chimico d'Italia.

    La Candiani era famosa per la produzione di acido solforico con il metodo delle "camere di piombo". L'acido era fondamentale non solo per i concimi (essenziali per l'agricoltura italiana dell'epoca), ma divenne strategico durante la Prima Guerra Mondiale per la produzione di esplosivi, rendendo la Bovisa un obiettivo sensibile.

    Di seguito viene mostrata la casa dell'industriale Giuseppe Candiani ancora ben visibile a Milano non lontano dal carcere di San Vittore


    Awesome Image Foto personale

    E' ancora possibile ammirare il muro perimetrale dove era situato lo stabilimento...


    Awesome Image Foto personale

    Si racconta che, nei primi del Novecento, l'aria della Bovisa fosse così carica dei vapori delle lavorazioni della Candiani e delle industrie vicine che l'odore di zolfo e acidi era percepibile a chilometri di distanza. Questo forgiò l'identità del quartiere come luogo di duro lavoro e orgoglio operaio.

    Nella foto che segue viene mostrata la zona in cui risiedeva lo stabilimento di Giuseppe Candiani:


    Awesome Image Foto personale

    Tutte le linee produttive erano servite da un raccordo ferroviario privato che entrava direttamente nello stabilimento, permettendo di scaricare vagoni di pirite (la materia prima per lo zolfo) e caricare cisterne di acido finito in tempi record per l'epoca.

    Giuseppe Candiani ebbe dei figli. In particolare Ettore Candiani (figlio maggiore) guidò l'azienda dopo la morte del padre e si occupò di gestire l'operazione finanziaria e industriale del 1899, quando la ditta Candiani si fuse con la Sclopis di Torino per fondare l'Unione Concimi.

    La SIPE: Ettore ebbe un ruolo di primo piano nella Società Italiana Prodotti Esplodenti (SIPE), nata proprio da quelle fusioni. Sotto la sua ala, lo stabilimento della Bovisa divenne un pilastro per la produzione bellica durante la Prima Guerra Mondiale.