Foto del sig. Domenico Lamanna (per gentile concessione)
La fabbrica Sirio è stata indubbiamente uno dei simboli dell'industria del quartiere chiamato Bovisa.
In questa sezione del portale viene presentata la sua storia, le sue caratteristiche, cosa produceva e come lo produceva.
La fabbrica Sirio in realtà inizialmente aveva un altro nome. Fondata intorno al 1872-1875, l'attività era inizialmente una ditta individuale denominata Saponificio Pietro Calamari.
La storia del saponificio di Pietro Calamari è uno spaccato affascinante della Milano industriale di fine Ottocento, in particolare del quartiere Bovisa, che in quegli anni si stava trasformando da borgo agricolo a "cuore pulsante" della chimica italiana.
Ma chi era Pietro Calamari? Pietro Calamari era un imprenditore...ma non solo. Era un tecnico esperto, una figura inserita profondamente nel tessuto sociale e industriale milanese.
Fu uno dei pionieri dell'industria chimica applicata alla detergenza. Oltre alla sua attività imprenditoriale, è ricordato per essere stato un membro attivo della Società d'Incoraggiamento d'Arti e Mestieri (SIAM)
Giusto per dare qualche piccola informazione a corredo....la SIAM, nata nel 1838, ebbe fin da subito lo scopo di formare tecnicamente e professionalmente i nuovi tecnici della nascente industria milanese dell'800.
L'ente è ancora presente sul territorio ed eroga ancora oggi i medesimi servizi. Gloriosi furono i docenti di tale istituto tra cui Francesco Brioschi fondatore del politecnico di Milano e Giuseppe Colombo tra i fondatori di Edison e primo presidente di tale società, giusto per citarne alcuni.
La scelta, da parte di Pietro Calamari, del quartiere Bovisa non fu casuale. Infatti, la zona era servita dalla ferrovia e questo fatto fu fondamentale in quanto era possibile ricevere materie prime e spedire prodotti finiti in modo comodo ed efficiente e poco dispendioso.
In quegli anni si insediarono colossi come la Candiani (acido solforico), e si stava creando un distretto dove i sottoprodotti di un'azienda diventavano materia prima per l'altra.
Inoltre i terreni erano ampi e costavano meno rispetto a zone più centrali in città e questo permetteva più spazio per l'installazione di tutti i grossi macchinari dell'industria di quei tempi (macchinari ed anche magazzini).
Inizialmente l'azienda era legata alla figura di Pietro Calamari, ma nel tempo, per sostenere l'espansione, si trasformò in Pietro Calamari & C. Tra i soci e collaboratori figuravano spesso esponenti della borghesia industriale milanese.
Il saponificio di Pietro Calamari produceva:
L'azienda di Calamari era considerata all'avanguardia perché passò dai metodi artigianali a quelli industriali a vapore.
In primis venivano usate grandi caldaie...Il processo di saponificazione in caldaia (spesso associato al termine "paillettes" quando il sapone finito viene ridotto in scaglie) è un metodo industriale classico, basato sulla reazione chimica tra grassi e una base forte. Tali caldaie sono recipienti enormi dove avveniva la saponificazione dei grassi (animali e vegetali) con la soda. La saponificazione è la reazione fondamentale per la creazione del sapone grezzo.
In un saponificio, quando si parla di "caldaia" (o più tecnicamente di colonne di scissione o reattori), la temperatura di riscaldamento dei grassi dipende drasticamente dal tipo di processo che si sta seguendo: l'idrolisi ad alta pressione (per separare acidi grassi e glicerina) o la saponificazione classica (per fare il sapone direttamente).
Per l'idrolisi ad alta pressione (un processo continuo), se l'obiettivo è la scissione dei grassi in acidi grassi e glicerina (prima di fare il sapone), si usano temperature molto elevate. Questo processo avviene solitamente in torri di scissione.
Le temperatura si aggirano attorno tra i 240°C ed i 260°C. Le pressioni si aggirano attorno ai 50-60 bar. Se invece si produce sapone col metodo classico "in caldaia" (miscelando grassi e soda caustica direttamente), le temperature sono decisamente più basse per evitare la degradazione del sapone e per gestire l'ebollizione in sicurezza. Si parla di un pre-riscadlamento sui 50-60°C ed una temperatura di reazione con la soda, con temperature tra gli 80-100°C.
Ma andiamo con ordine...vediamo la sequenza operativa vera e propria dello stabilimento.
La sequenza produttiva era la seguente:
Di seguito viene mostrata una immagine con avviso di autorizzazione (datata 1938), per l'azienda dell'azienda Sirio, dell'installazione di un nuovo impianto di scissione dei grassi
L'azienda Calamari Pietro utilizzava principalmente caldaie a vapore e autoclavi di scissione. Più tardi, quando divenne Sirio, con l'evoluzione della tecnologia, si utilizzarono le moderne torri di scissione in continua.la Calamari Pietro disponeva di una centrale termica con caldaie a vapore.
Queste caldaie erano il "cuore" dello stabilimento. Il vapore generato veniva utilizzato sia per il riscaldamento dei grassi grezzi (per renderli fluidi e poterli pompare dalle cisterne) sia come "reagente" fisico nei processi di trasformazione. Inoltre l'azienda utilizzava autoclavi di scissione.
Queste autoclavi erano, di fatto, dei grossi cilindri metallici resistenti alla pressione, all'interno dei quali il grasso veniva mescolato con acqua e riscaldato tramite vapore.
Che differenze ci sono con le torri discissione (che verranno utilizzate in seguito)? Mentre le torri lavorano in continuo (entra grasso da un lato, esce acido grasso dall'altro senza sosta), gli autoclavi della Calamari lavoravano a "cariche" (batch).
Si riempiva il reattore, si portava a temperatura/pressione, si aspettava la reazione e poi si svuotava. Oltre agli autoclavi per l'idrolisi, erano presenti le classiche caldaie aperte di saponificazione. Qui gli acidi grassi (ottenuti dagli autoclavi) venivano trasformati in sapone tramite l'aggiunta di soda caustica.
L'azienda Calamari Pietro basava la sua tecnologia sulla scissione in autoclave alimentata da caldaie a vapore. Era un sistema molto flessibile che permetteva di trattare diverse tipologie di grassi (animali e vegetali)
Il tutto funzione nel seguente modo....La fase di caricamento della caldaia avviene immettendo in essa grassi neutri ossia oli vegetali o grassi animali, e una soluzione di soda caustica (idrossido di sodio). Successivamente avviene il riscaldamento...
In precedenza si è discusso di idrolisi dei grassi. Ma cosa è l'idrolisi dei grassi?
Per idrolisi si intende quel processo chimico fondamentale attraverso il quale i grassi (trigliceridi) vengono scissi nei loro componenti base: acidi grassi e glicerina (glicerolo), utilizzando l'acqua come reagente.
Ma perchè viene utilizzato il processo di idrolisi? per i seguenti motivi:
Una volta completata la reazione, bisogna separare il sapone dalla glicerina e dall'acqua in eccesso. Viene aggiunto sale (cloruro di sodio) nella caldaia. Il sapone, essendo insolubile in acqua salata, precipita e galleggia in superficie, mentre la "liscivia esausta" (acqua, sale e glicerina) si deposita sul fondo.
La fase successiva consisteva nello spurgare la lisciva sul fondo per recuperare glicerina. Il sapone rimasto veniva lavato per rimuovere le impurità ed i residui di soda caustica. Questa fase si chiama fase di lavaggio
La fase di liquidazione invece consisteva nell'aggiungere acqua e vapore per portare il sapone in uno stato di sapone fluido chiamato sapone liscio. Il sapone liscio che esce dalla caldaia non è ancora pronto.
Il sapone ottenuto doveva essere essiccato.Inizialmente, il sapone fuso veniva scaricato dalle caldaie e versato in grandi telai (casse rettangolari). Qui il sapone restava a riposare per diversi giorni (da 3 a 7 giorni). In questo periodo il sapone solidificava e perdeva umidità in modo naturale attraverso la superficie. Una volta solido, veniva tagliato in barre e messo a stagionare su rastrelliere.
L'ultima fase era prettamente meccanica....questa fase si basava su due macchine fondamentali: la trafila e la taglierina. Nel dettaglio:
Nella fase di trafilatura, il sapone (sotto forma di trucioli o scaglie) veniva inserito nella trafila. In questa fase, per compressione il sapone veniva spinto verso una testa riscaldata.
La pressione eliminava l'aria rimasta tra le scaglie, rendendo la massa perfettamente compatta e omogenea. Inoltre, all'estremità della trafila c'era una placca forata con la sagoma desiderata (rettangolare per il sapone da bucato, ovale o tonda per le saponette). Il sapone ne usciva come un "serpente" continuo di plastica solida, chiamato tecnicamente barra.
Nella fase finale di taglio della barra di sapone, la barra di sapone che usciva dalla trafila scorreva su un rullino verso la taglierina meccanica. Nelle configurazioni più classiche della Calamari, si usava una taglierina automatica a fili d'acciaio tesi. Il movimento della barra azionava il meccanismo di taglio garantendo che ogni pezzo avesse esattamente la stessa lunghezza.
Per i prodotti marchiati (come quelli che portavano il nome della ditta o loghi specifici), i pezzi tagliati passavano sotto una pressa o stampatrice. Due stampi metallici colpivano il panetto sui due lati, imprimendo il nome "Calamari Pietro", i marchi di fabbrica o le decorazioni.
In base alla configurazione industriale dello stabilimento di via Bellagio all'apice del suo sviluppo (tra gli anni '20 e gli anni '50), la Sirio era organizzata su quattro linee di produzione principali.
Questa suddivisione era netta non solo dal punto di vista chimico, ma anche architettonico. In particolare:
Di seguito vengono elencati con un minimo di dettaglio le varie linee produttive:
A livello logistico, le quattro linee non erano indipendenti: la linea Glicerina (che potremmo considerare una "sotto-linea" trasversale) recuperava gli scarti della saponificazione della linea 1 e 2 per raffinarli e renderli materia prima per la linea 4 (cosmesi). A pieno regime, queste linee impiegavano centinaia di operai e la produzione era organizzata in turni che coprivano quasi le 24 ore, specialmente per i processi di bollitura che non potevano essere interrotti.
Dopo la seconda guerra mondiale e più precisamente negli anni 50 la ditta Sirio iniziò ad installare ed usare impianti a ciclo continuo. Fu tra le prime in Italia ad abbandonare parzialmente la cottura lenta nelle caldaie per installare impianti di saponificazione continua.
In quel periodo, nello stabilimento operavano due grandi impianti continui per la produzione di base.
Per quanto riguarda le linee di confezionamento/finitura per i saponi da toeletta (quelli profumati), esistevano tre linee di trafilatura e stampaggio automatico che lavoravano in parallelo per soddisfare la richiesta dei marchi prodotti (come il sapone Sirio e le produzioni per conto terzi).
Le materie prime ossia i grassi animali e gli oli vegetali arrivavano in fusti metallici o, per i volumi maggiori, tramite autobotti. Lo stabilimento era dotato di ampie zone di stoccaggio con cisterne riscaldate per mantenere i grassi allo stato liquido.
I fusti venivano movimentati con carrelli e paranchi. L'ambiente era caratterizzato da un odore persistente di grassi e dal calore costante emanato dalle caldaie e dalle autoclavi. Il sapone finito (spesso venduto in casse di legno o cartone robusto) veniva caricato sui camion per la distribuzione regionale e nazionale. La vicinanza allo scalo ferroviario di Lambrate agevolava storicamente i flussi di lungo raggio.
La ciminiera alta circa 40 metri dominava lo stabilimento. Era necessaria per le enormi caldaie a vapore.Il layout dello stabilimento si sviluppava in verticale. I piani alti ospitavano le cisterne di carico, sfruttando la gravità per far scendere i grassi verso le autoclavi.
Il parco serbatoi (Area Esterna/Retro): Qui arrivavano i grassi animali e gli oli. C'erano cisterne collegate direttamente alla centrale termica per mantenere i grassi liquidi attraverso il calore.
Il reparto idrolisi (Il cuore tecnico): Posizionato vicino alle caldaie. In quest'area si trovavano gli autoclavi di scissione. Era una zona caratterizzata da soffitti altissimi per permettere lo sfiato dei vapori.
Sala delle caldaie di saponificazione: Grandi vasche (spesso interrate per metà) disposte in file. Qui gli acidi grassi venivano "trasformati" in sapone. Sopra le caldaie correvano passerelle metalliche da cui i maestri saponai controllavano il processo.
Reparto Finitura (Trafilatura e Taglio): In questa zona il sapone solido veniva inserito nelle trafile. Il layout era lungo e stretto per permettere alla "barra" di sapone di scorrere verso la taglierina e la stampatrice.
Magazzini e Spedizioni (Area Frontale): Vicini agli uffici e all'uscita carrabile, dove i panetti venivano inscatolati e caricati sui camion.
La Pietro Calamari non è sempre stata un'entità isolata. Per affrontare le sfide di un mercato che diventava sempre più competitivo, si unì effettivamente a due nomi storici dell'industria degli oli e dei grassi: Marazzi e Chizzoni.
L'unione tra Calamari, Marazzi e Chizzoni non fu solo un accordo commerciale, ma una vera integrazione industriale. Queste tre famiglie rappresentavano l'élite della lavorazione dei grassi a Milano: da una parte Pietro Calamari tecnico esperto di saponificazione
dall'altra parte Marazzi e Chizzoni erano esperti nel commercio di materie prime. Mentre Pietro Calamari era l'industriale con l'esperienza tecnica negli oli e nei grassi, Marazzi e Chizzoni portarono le competenze necessarie per trasformare una fabbrica di materie prime in un gigante della profumeria e dei prodotti finiti.
Il motivo della loro unione fu legato allla necessità di creare una filiera completa. Invece di comprare l'olio e il sego da intermediari, l'unione permetteva di gestire tutto: dall'arrivo della materia prima grezza, alla scissione in autoclave, fino alla produzione del sapone finito e della glicerina.
Da questa fusione nacqua la Sirio S.A. Il loro merito fu quello di intuire che il futuro non era più solo nel sapone da bucato "a pezzi", ma nel marketing e nella profumeria di lusso accessibile (ciprie, talchi, saponi profumati)
.Il nome "Sirio" fu scelto per dare un'immagine moderna e internazionale a un gruppo che ormai non era più la piccola "fabbrica di sapone di famiglia", ma un complesso industriale che produceva anche per conto terzi e per l'industria bellica o alimentare.
Ma chi erano Marazzi e Chizzoni? Di seguito viene fornita una sintetica descrizione:
Un dettaglio tecnico spesso dimenticato è che l'unione Calamari-Marazzi-Chizzoni rese il gruppo uno dei principali produttori di glicerina in Italia. Grazie alle autoclavi di scissione che abbiamo analizzato prima, la glicerina (sottoprodotto della scissione) veniva recuperata in enormi quantità, raffinata e venduta alle industrie farmaceutiche e degli esplosivi (molto attive in quegli anni).
Nei primi decenni del Novecento era comune che le società portassero i nomi dei soci principali. Spesso troverai riferimenti alla "Ditta Chizzoni & Marazzi" come nucleo originario o ramo commerciale che poi confluì nella grande Sirio S.A. di Pietro Calamari.
Curiosità certa: I discendenti di queste famiglie rimasero nel consiglio di amministrazione della Sirio per decenni, mantenendo vivo quel modello di "capitalismo familiare" milanese che ha fatto la fortuna della città.
A lato viene mostrata una fattura datata 1938 emessa dalla ditta Sirio.
Come già accennato in precedenza la Sirio puntava molto su eleganti ed accattivanti pubblicità spesso molto eleganti.
A lato è possibile ammirare una di questa pubblicità
La chiusura definitiva dello stabilimento avvenne a cavallo tra la fine degli anni 60 e gli anni 70 del secolo scorso. Gli ultimi uffici chiusero nel 1978 decretando la fine di una gloriosa fabbrica chimica.
I motivi della sua chiusura, come della chiusura di molte altre fabbriche della zona, sono legati ai seguenti fattori:
In sintesi: In sintesi, la Sirio chiuse perché il suo modello industriale era ormai superato, e la sua ciminiera "cadde" perché era troppo fragile per essere integrata nel futuro universitario del quartiere.
Costruita in mattoni pieni refrattari, all'interno era presente una camera d'aria e un rivestimento in materiale ancora più resistente al calore per proteggere la struttura portante esterna dagli sbalzi termici.
Lungo il fusto della ciminiera erano visibili dei cerchi in ferro (o piatti d'acciaio) posti a intervalli regolari. Questi servivano a contenere le dilatazioni termiche del mattone ed evitare crepe strutturali.
Per i residenti della Bovisa, la ciminiera della Sirio era un indicatore economico: se il fumo era costante e denso, significava che le autoclavi erano a pieno regime e la produzione di sapone (e quindi il lavoro) non mancava.
L'incendio del 1930 alla Sirio: un violento incendio nel reparto stoccaggio della Sirio. Il fuoco si sviluppò nel magazzino dei grassi vegetali. Fu un incendio difficilissimo da domare perché l'olio fuso fuoriuscì dai serbatoi creando fiumi di fuoco che i Vigili del Fuoco non potevano spegnere con l'acqua (che avrebbe solo propagato le fiamme).
In via Bellagio di fronte a dove si trovava lo stabilimento Sirio è ancora presente una villa di colore giallo stile Liberty. Quella casa era l'alloggio prima della proprietà poi dei ex dirigenti Sirio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale e nel primissimo dopoguerra, il sapone della Sirio era una merce di scambio preziosissima. In un'epoca di razionamento, avere un panetto di sapone Sirio (quello marmorizzato o il classico da bucato) equivaleva ad avere moneta contante. Molti operai integravano il magro stipendio del periodo bellico con il "sapone di scarto" che l'azienda talvolta concedeva o che circolava nel mercato nero del quartiere.
L'Amido e i Silos: Oltre al sapone, la Sirio era famosa per gli amidi. La fabbrica includeva silos specializzati per il trattamento delle farine, con sistemi di aerazione all'avanguardia per l'epoca per evitare le esplosioni da polveri.
Fu una delle prime fabbriche della zona a integrare motori elettrici per le linee di confezionamento.
L'azienda era strutturata in questo modo: Il Cuore Produttivo (Lungo Via Bellagio). In questa zona, attorno alla ciminiera, si trovava il nucleo "caldo" composto da:
Il Palazzo degli Uffici e Profumeria (Angolo Via Durando). Questa era la parte più "nobile" e architettonicamente curata. Tale palazzo era così strutturato:
Il figlio di Pietro Calamari, che guidò per anni l'azienda fondata dal padre, morì il 13 novembre 1957 a Milano. Pietro Calamari, fu una delle figure più influenti e rispettate del panorama imprenditoriale milanese della prima metà del Novecento.
Dopo la morte del figlio di Pietro Calamari, la guida dell'azienda passò ai nipoti del fondatore e ai collaboratori più stretti. Dopo la sua morte, iniziò un periodo di grandi cambiamenti nel mercato dei detergenti (l'arrivo dei prodotti sintetici) che la famiglia dovette affrontare.
Presso la Sirio furono sperimentate svariate tecnologie innovative per l'epoca. Per esempio, Il metodo Krabitz . Tale metodo fu utilizzato esclusivamente per la linea profumeria e saponi di lusso.
Mentre per il sapone comune da bucato (la lisciva o il sapone a pezzi) la Sirio continuava a usare la bollitura tradizionale in grandi caldare perché era più economica, per la linea profumata la sperimentazione Krabitz era fondamentale.
Ma in cosa consiste il metodo Krabitz e chi fu ad introdurlo presso la Sirio? Il metodo Krabitz era un sistema di saponificazione accelerata sotto vuoto (o in contenitori chiusi ad alta velocità).
Questo evitava che l'ossigeno irrancidisse i grassi nobili (come l'olio di cocco o di mandorle) usati per le saponette di lusso.L'amido si presenta sotto forma di minuscoli granuli insolubili in acqua fredda. Questo è fondamentale per il processo della Sirio. Infatti, poiché i granuli sono più pesanti dell'acqua e delle proteine (glutine), la centrifuga riesce a "spararli" verso l'esterno separandoli dal resto.
Il metodo metodo Krabitz posizionava la Sirio a un livello superiore rispetto ai concorrenti perché permetteva di produrre saponi quasi traslucidi, molto ricercati dalla borghesia milanese.
Inoltre la pasta del sapone era molto più compatta e non si "crepava" quando si asciugava.Per applicare il metodo Krabitz, la Sirio dovette importare o far costruire su disegno delle "impastatrici a bracci" e delle "trafile" speciali. Questi macchinari erano situati nei piani alti del reparto profumeria (quello più pulito e luminoso), lontano dal calore e dal fumo delle grandi caldaie della ciminiera/p>.
Sui trovi vecchi cataloghi della Sirio degli anni '20 o '30, è possibile notare che la pubblicità vantavano spesso la "purezza assoluta" e la "neutralità" del sapone: erano proprio i risultati garantiti dal metodo Krabitz rispetto ai metodi tradizionali meno precisi.
A lato viene mostrata uno schema della struttura dello stabilimento in Bovisa. Uno stabilimento che, negli anni d'oro (50-60) dava lavoro ad oltre 300 persone.
Il capitale della Sirio era di 3.600.000 lire interamente versato.
Foto vecchia fattura (collezione privata)